Diario SK007 · 28 giugno 2026

Le viscere della Terra:
le Grotte del Caliendo.

Dove il silenzio ha una voce · Lago Laceno

26Escursionisti e guide8 °CNel cuore della grottaCordeFiducia e preparazioneSilenzioIl tempo che scolpisce

Ci sono giornate che iniziano con una semplice escursione. E poi ci sono giornate che ti portano sotto la superficie della Terra.

L’idea di Luigi

Da diversi giorni Caronte sta mettendo a dura prova l’Italia. Il caldo è feroce, l’aria sembra immobile, il sole non concede tregua.

Le escursioni sul mare sono praticamente improponibili e perfino i sentieri di montagna richiedono prudenza.

Ma è proprio in queste occasioni che riconosci la differenza tra una semplice guida e un vero mentore.

Luigi, il nostro instancabile riferimento di Trekking Cava, tira fuori dal cilindro un’idea geniale: se fuori ci sono quasi quaranta gradi, oggi andremo dove la Terra conserva ancora il fresco di migliaia di anni.

Destinazione: le misteriose Grotte del Caliendo. Perfino il loro nome conserva ancora oggi un alone di mistero.

Appuntamento al Lago Laceno

Ore 9:45. Bar Lucciola.

L’aria è già tiepida, ma il sorriso dei presenti lascia intuire che sarà una giornata speciale.

Siamo ventisei escursionisti, incluse le guide. Con noi gli amici degli Escursionauti e soprattutto le guide di Laceno Trekking: Aniello Nicastro, per tutti semplicemente Nello, Fabio e Dino.

Tre persone che quelle grotte non le raccontano soltanto: le conoscono, le rispettano, le vivono.

Le auto vengono compattate e si ritorna indietro fino al punto di partenza del sentiero.

Comincia l’avventura.

Si controlla in maniera scrupolosa l’equipaggiamento e, prima di entrare nel bosco, arriva il momento della sicurezza: casco, torcia e, ovviamente, scarponi da trekking.

Le guide controllano ogni dettaglio.

Non è una formalità. Quelle grotte non sono illuminate. Non esistono passerelle turistiche, non ci sono corrimano ovunque, non ci sono effetti speciali.

L’unica luce sarà quella che porteremo con noi.

Ed è proprio questo a renderle straordinarie.

La faggeta

Il sentiero attraversa una faggeta meravigliosa.

Fuori il caldo continua a dominare. Qui, invece, la temperatura è piacevolissima: circa ventiquattro gradi, grazie al sentiero ombreggiato.

Gli alberi sembrano custodire il segreto dell’estate.

Camminiamo tra radici, foglie e silenzi. Nessuno parla molto.

È come se tutti percepissero che qualcosa di importante sta per accadere.

Arriviamo al punto in cui il sentiero cambia volto. Si montano definitivamente le torce.

La strada inizia a scendere. Quasi un chilometro.

All’andata sembra una passeggiata. Qualcuno sorride, qualcuno scherza. Io, invece, penso già al ritorno.

Perché quella stessa discesa, fra qualche ora, diventerà una salita. E che salita.

Nel cuore della Terra

Finalmente eccoli: i cancelli delle Grotte del Caliendo.

Le guide ci chiedono di lasciare gli zaini: “Dentro dovete essere liberi nei movimenti”.

Solo in quel momento capiamo che non sarà la classica visita guidata.

E infatti non lo sarà affatto.

Cominciamo a scendere. Le scale di ferro sembrano scomparire nel buio.

Ogni gradino ci allontana dal sole. Ogni metro ci porta indietro nel tempo.

Le torce iniziano ad accendersi una dopo l’altra. Le pareti si illuminano lentamente.

E improvvisamente la montagna si apre.

Davanti ai nostri occhi compare una sala immensa. Enorme.

La luce dell’ingresso, ormai lontanissima, appare come un piccolo foro luminoso sospeso nel vuoto.

Non sto entrando in una grotta. Sto entrando nel cuore della Terra.

Otto gradi. Temperatura costante. Fuori, invece, si boccheggia.

Un altro pianeta.

Chi ha portato il giubbino sorride soddisfatto. Gli altri iniziano a stringersi le braccia.

Il silenzio è quasi assoluto. Si sentono soltanto le gocce d’acqua. Qualcuna cade sul viso.

Il tempo che scolpisce.

La natura non ha fretta

Nello ci spiega un particolare affascinante.

Le stalattiti e le stalagmiti delle Grotte del Caliendo sono spesso inclinate, non perfettamente verticali come in altre grotte.

Il motivo? Le correnti d’aria.

Per migliaia di anni hanno spostato le minuscole gocce d’acqua calcarea, modificando lentamente la loro crescita.

La natura, quando ha tempo, diventa la più grande artista del mondo.

Dopo le foto di rito ci spostiamo verso sinistra.

Davanti a noi compare un piccolo lago sotterraneo. L’acqua è incredibilmente limpida.

Poi Nello indica alcune corde.

Ed ecco che capiamo il motivo della raccomandazione letta nella scheda dell’escursione: è richiesta una buona preparazione fisica.

Adesso tutto acquista senso. Le corde.

Non basta camminare. Bisogna arrampicarsi.

Con calma. Con equilibrio. Con fiducia.

Uno dopo l’altro ci aggrappiamo alle corde. Nessuno si tira indietro.

È bellissimo vedere il gruppo aiutarsi spontaneamente. Chi è già salito aspetta gli altri. Chi è più esperto incoraggia chi è meno sicuro.

È il vero spirito dell’escursionismo.

Entriamo in un’altra sala.

Nello ci indica una meraviglia: una stalattite e una stalagmite, separate da pochissimi centimetri, sembrano due innamorati che stanno per baciarsi.

Quel bacio arriverà, ma serviranno qualche migliaio di anni.

La natura non ha fretta. Noi sì. Lei no.

L’oscurità assoluta

Un’altra salita. Un’altra corda. Ancora più emozionante.

In alto Nello mi mostra delle rocce. Sembrano enormi serpenti addormentati. Una volta che li vedi, non riesci più a guardarli diversamente.

A un certo punto gli propongo una cosa: “Nello, facciamo spegnere tutte le luci?”

Accetta.

Una dopo l’altra, le torce si spengono.

All’improvviso il nulla.

Non nero. Molto di più. Un’oscurità totale, assoluta. Una sensazione che nessuna fotografia potrà mai raccontare.

In quel silenzio Nello ci parla delle esplorazioni. Ci racconta di quando hanno perfino dormito dentro queste grotte.

Racconta di Giovanni Rama, un giovane muratore che negli anni Trenta, con mezzi rudimentali e tanto coraggio, si avventurò in questo mondo nascosto. E ricorda i ragazzi di Bagnoli che esplorarono le grotte dopo il terremoto del 1980.

Oggi ad accompagnarci c’è uno di loro. Lo avete già capito: Nello. Proprio lui.

Il ritorno verso Caronte

Poi arriva il momento del ritorno.

La grotta ci saluta. Noi iniziamo a salire.

Prima le corde, per la discesa. Poi le scale. Poi il sentiero.

E qui Caronte torna a presentare il conto.

Quel chilometro in discesa diventa una salita impegnativa. Il sudore scende negli occhi e brucia. Le gambe iniziano a protestare.

Ma nessuno molla.

Io accelero il passo, quasi a voler darmi una sferzata.

Da lontano sento Michele gridarmi: “Antonio… ci vediamo al Belvedere!”

Sorrido e continuo. Passo dopo passo.

Alla fine arrivano tutti. Qualcuno è stremato. Lo si legge in faccia.

Ma negli occhi c’è soltanto felicità.

Abbiamo appena visitato uno dei gioielli più nascosti dell’Irpinia. Un luogo che pochi conoscono davvero.

Il telo verde

E, come sempre, arriva il momento più bello. Quello della condivisione.

Il nostro inseparabile telo verde viene steso.

Ed eccoci lì. Come una famiglia.

Piero e Ludmilla con le pizzette. Maria con i suoi panini mozzarella e pomodoro. Anna con la sua marmellata. Monica con il melone fresco. Nella con il limoncello fresco.

Luigi finalmente rilassato e soddisfatto.

Perché la missione più importante di ogni guida non è arrivare in vetta. È riportare tutti a casa.

E oggi ci è riuscito ancora una volta, coadiuvato da tutta l’organizzazione di Laceno Trekking e dagli Escursionauti.

Prima del ritorno ci concediamo un ultimo rito.

Gelato e caffè al Bar Lucciola, storico bar del Lago Laceno, ormai punto d’incontro per tutti gli escursionisti.

Fuori il caldo è tornato.

Quasi ci sembra impossibile pensare che, appena un’ora prima, stavamo camminando in un mondo a otto gradi, circondati dal silenzio e dalle pietre che crescono goccia dopo goccia da migliaia di anni.

SKORPION · SK007

Dove il silenzio ha una voce.

Ogni montagna racconta una storia. Ogni bosco custodisce un segreto.

Ma le Grotte del Caliendo fanno qualcosa di diverso.

Non ti chiedono di guardare il panorama. Ti chiedono di guardare dentro.

Dentro la Terra e forse anche un po’ dentro te stesso.

Oggi non abbiamo semplicemente visitato una grotta. Abbiamo camminato nel tempo. Abbiamo toccato il lavoro paziente dell’acqua. Abbiamo respirato il silenzio.

Abbiamo scoperto che il coraggio non è fare cose straordinarie.

È fidarsi del compagno davanti a te, afferrare una corda, fare un passo alla volta e continuare.

E mentre tornavo verso casa, pensavo che anche questa emozione, come tutte le altre, sarebbe lentamente sfumata nei ricordi.

Per questo esiste il mio diario.

Perché i giorni passano e le emozioni sfumano. Ma le parole, se scritte con il cuore, hanno il meraviglioso potere di trasformare un semplice giorno di giugno in un frammento di eternità.

SKORPION · SK007
Diario dell’escursionista
28 giugno 2026 · Grotte del Caliendo