La morte non è il dolore.
Il dolore è dei vivi.
Finché siamo giovani, la morte è un’idea lontana, quasi teorica.
Poi, col tempo, smette di essere filosofia e diventa presenza.
Entra nelle notti lunghe.
Nei silenzi improvvisi.
Nei nomi che non rispondono più.
Oltre l’ultimo respiro
Chi muore, che sia in un istante o dopo una lunga attesa, oltre l’ultimo respiro non sente nulla.
Niente paura.
Niente rimpianti.
Niente buio da attraversare.
C’è solo fine.
Assenza.
Pace, se così vogliamo chiamarla.
Chi resta combatte
Chi resta, invece, combatte.
Combatte con i “se”.
Con le parole non dette.
Con i gesti che avrebbero potuto essere diversi.
Stringe ricordi come relitti dopo un naufragio e impara, con fatica e senso di colpa, a continuare.
Perché la vita non si ferma mai per rispetto.
Ma non si va avanti interi.
Ogni morte porta via un pezzo di noi.
Una versione.
Un’abitudine.
Un futuro possibile.
L’impronta di chi ha contato
Il dolore è la prova.
Il sigillo.
L’impronta indelebile lasciata da chi ha contato davvero.
La vera missione
La vera missione è vivere portando quel peso con dignità.
Senza negarlo.
E senza lasciarsi schiacciare.
Camminare avanti.
Più lenti, forse.
Più consapevoli, di sicuro.
Con dentro una presenza silenziosa che non c’è più, ma che ha cambiato per sempre chi siamo.
SKORPION · SK007
La prova più dura.
Questa è la prova più dura dell’esistere.
E anche la più umana.
Antonio Iaccheo · SK007
Riflessioni lungo il cammino