Ore 06:00. Avellino ancora dorme.
Si parte. Tempo nuvoloso, temperatura bassa.
Direzione Lioni. Recupero dell’alchimista dei liquori, Leonardo.
Strada lunga, circa due ore e mezza.
Ma chi cammina davvero sa che il viaggio inizia prima ancora del sentiero.
Un esercito silenzioso
Ore 09:00. Arriviamo a Marina di Camerota.
Il paesino in questo periodo appare desolato: negozi chiusi, poca gente.
Ma al punto di incontro qualcosa cambia.
Non è un semplice raduno.
È un esercito silenzioso. Ordinato. Presente. Vivo.
Una moltitudine di uomini e donne attrezzati per il trekking.
Mai viste così tante persone camminare insieme.
Eppure nessun caos. Nessuna improvvisazione.
Disciplina. Quella vera. Quella che non si insegna, si incarna.
Il CAI Campania si muove come un unico organismo.
Un respiro collettivo.
Briefing rapido. Sguardi attenti.
E poi si parte.
Non ho capito il numero preciso di partecipanti: sembrerebbero 250, di sicuro oltre i 200. Mi dicono 208.
Uno sbarco epico
La carovana scende verso il mare.
La spiaggia ci accoglie come una tela ancora intatta.
È bello vedere dall’alto questo serpentone di anime che attraversa la spiaggia.
Niente ombrelloni. Niente rumore artificiale.
Solo natura. Solo verità.
E lì la sensazione è forte. Quasi primordiale.
Sembra uno sbarco.
Non turistico, ma epico. Uno sbarco di uomini e donne che cercano qualcosa. E forse la stanno trovando.
Il sentiero costeggia le spiagge di Marina di Camerota.
Acqua cristallina. Rocce vive. Silenzio che parla. Mare calmo. Giornata perfetta.
La strada verso Palinuro
Poi si sale.
Strada verso Palinuro. Taglio netto. Sentiero tortuoso.
E lì si cambia ritmo.
Salita vera. Passo deciso. Respiri profondi.
Non è solo trekking. È allenamento alla vita.
Arriviamo alla Torre Saracena.
Panorama che non si racconta: si sente.
Chiedo a una signora: “Una parola per descrivere questo momento?”
Lei mi guarda. Senza esitazione.
Risponde: “Gratitudine.”
Fine. Non serve altro.
Qualcuno raccoglie asparagi. Qualcun altro raccoglie pensieri.
Ognuno prende qualcosa. Ognuno lascia qualcosa.
Due bandiere del CAI svettano tra l’esercito degli escursionisti.
Sembrano i vessilli di antichi cavalieri.
L’oasi e l’allegria liquida
E poi, come nel deserto, appare l’oasi.
Un monastero.
E lì, accoglienza da re.
Antipasto: formaggio, capocollo, carciofi.
Vino che scorre. Gnocchetti al sugo che parlano la lingua della tradizione. Dolci, liquori, torta.
Non è solo pranzo.
È condivisione. È appartenenza.
Un plauso al CAI Bulgaria per la perfetta organizzazione.
Poi la ripartenza.
I primi chilometri sono complicati.
Non per il sentiero, ma per quel leggero effetto collaterale chiamato “allegria liquida”.
Si scende. Si ride. Si vive.
Durante la discesa, faccio una domanda a una signora:
“Da 1 a 10, che voto dai a questa esperienza?”
Risposta immediata: “12.”
E lì capisci tutto.
Una lezione di comunità
Organizzazione perfetta. Cuore enorme.
Numeri impressionanti, gestiti con eleganza.
Un grazie sincero alla sezione CAI di Avellino e al presidente Alfonso De Cesare per averci coinvolti in questa iniziativa.
Abbiamo potuto apprezzare la grandezza del Club Alpino Italiano.
Oggi non è stato solo trekking.
È stata una lezione.
Di disciplina. Di comunità. Di bellezza.
SKORPION · SK007
Ricordarci chi siamo.
E mentre il mare restava alle spalle, una certezza si faceva strada dentro:
non siamo venuti solo a camminare.
Siamo venuti a ricordarci chi siamo.
Missione compiuta.
SKORPION · SK007
CAI Campania
22 marzo 2026 · Marina di Camerota
