Riprendere il diario dopo le feste è come rimettere lo zaino dopo una lunga sosta: pesa più del dovuto, anche se contiene solo l’essenziale.
Poi accade un uomo: Pasquale Bifulco, patrimonio umano e motore silenzioso, capace di raccogliere anime luminose e portarle dove lo sguardo è più largo.
Dopo il traforo di Agerola siamo più di cinquanta. Il freddo entra nelle ossa e la salita parte subito con gradoni di pietra.
Nessuna gara, solo direzione
Pina è già a maniche corte. Incontriamo un mulo, poi sterrato e recinzione. La pendenza cresce, il gruppo si dilata e ognuno trova il proprio ritmo.
Vedo il sudore di Catello: il segno sincero di chi sta dando tutto.
Poi la vetta.
A sinistra il Golfo di Napoli e il Vesuvio. A destra il Golfo di Salerno. Effetto WOW.
Pasquale domanda se ne sia valsa la pena. La risposta non ha bisogno di parole. Restiamo circa quaranta minuti, poi scendiamo uniti da un filo invisibile.
Un frammento di libertà.
Scrivo perché panorami, volti e spensieratezza diventino una riserva emotiva per i giorni storti.
Grazie Pasquale. Un’altra vetta. Un altro frammento di libertà.

