Diario SK007 · 17 maggio 2026

Monte Epomeo
San Pasquale Edition.

Ischia · Gli Irriducibili di Pasquale Bifulco

89IrriducibiliMonte EpomeoL’occhio più altoSan PasqualeLa festaTracce emotiveIl diario

Ci sono giornate che non si limitano a essere vissute. Si imprimono addosso. E quella di oggi ha il sapore delle cose autentiche.

Il vento del mare. Le scarpe sporche di polvere. Il rumore dei traghetti. Le risate vere.

La fatica che diventa felicità.

San Pasquale

Oggi gli Irriducibili del Trekking di Pasquale Bifulco sbarcano a Ischia.

E non è una data qualunque.

È San Pasquale.

E forse non esiste regalo più bello, per chi ha creato questo gruppo con pazienza, disciplina e cuore, che vedere ottantanove persone muoversi come una piccola famiglia nomade tra mare, sentieri e montagne.

E farlo nel giorno del suo onomastico.

Ischia, però, non è Procida.

Procida è poesia raccolta.

Ischia invece è grande, dispersiva, quasi misteriosa.

Un’isola che non si concede tutta insieme.

Va conquistata a piccoli pezzi.

L’obiettivo di oggi è chiaro: Monte Epomeo.

La vetta dell’isola. Il suo occhio più alto.

Ma arrivarci significa affrontare una piccola missione logistica: traghetto, pullman, coincidenze, tempi stretti, stradine impossibili.

L’eroe con la camicia sudata

Tre autobus.

Io salgo sul primo, il numero 45.

Siamo l’avanguardia della carovana.

Le strade di Ischia iniziano subito a stringersi come vene di pietra sospese sul mare.

Curve strette. Muretti bassi. Case appoggiate una sull’altra.

Poi accade il caos.

Due autobus enormi si incrociano in un punto dove il mondo sembra improvvisamente troppo piccolo.

Bloccati.

Né avanti, né indietro.

Silenzio.

Poi il nostro autista prende una decisione da veterano delle missioni impossibili.

Retromarcia lunga, precisa, chirurgica.

Ma non basta.

Allora succede qualcosa che ci colpisce tutti.

L’autista scende dal mezzo.

Corre per una trentina di metri sotto il sole.

Blocca il traffico a mano come un direttore d’orchestra impazzito.

Ferma le auto. Coordina il passaggio.

E finalmente il bus più grande riesce a transitare.

Applausi spontanei. Ovazioni.

Perché certe volte gli eroi non hanno mantelli. Hanno semplicemente una camicia sudata e il coraggio di risolvere un problema.

Conta solo il passo successivo

Arriviamo all’imbocco del sentiero in ritardo.

Sono quasi le dodici.

Ma gli Irriducibili non mollano. Mai.

La salita inizia su asfalto.

Ripida. Continua. Calda.

Poi lentamente cambia pelle.

La roccia vulcanica prende il posto della strada.

Il sentiero si fa più ruvido. La salita sembra non finire mai.

E lì, in lontananza, appare lei.

La vetta del Monte Epomeo.

Quasi un richiamo. Quasi un grido di battaglia.

Ottantanove persone.

Età diverse. Storie diverse. Problemi diversi.

Ma nessuno si arrende.

Ed è questa la vera magia del trekking: per qualche ora non conta il lavoro, non conta la paura, non conta ciò che manca. Conta solo il passo successivo.

Passo dopo passo.

Come quella frase letta sulla panchina lungo il cammino:

Al di là delle nuvole c’è sempre il sole.

Ed è incredibile come certe frasi, lette nel momento giusto, sembrino parlare direttamente alla tua vita.

L’isola a 360 gradi

Finalmente la vetta.

Il vento cambia voce.

Il mare si apre a 360 gradi come un’immensa creatura blu.

In lontananza Capri osserva silenziosa.

Vicino alla cima troviamo anche un grazioso ristorante.

Personale gentile. Sorrisi sinceri.

Ci permettono persino di attraversare il locale per raggiungere un terrazzamento nascosto.

E lì, silenzio.

Uno di quei panorami che non si fotografano davvero. Si respirano.

Il Museo dell’Eremita

Poi arriva un altro momento speciale.

Il Museo dell’Eremita.

Musica soffusa in sottofondo. Luce morbida. Pietra viva.

Entriamo.

Ed è come entrare fuori dal tempo.

Piccole cellette scavate nella roccia. Refettorio. Dispensa. Cucina. Luoghi semplici, eppure potentissimi.

Spazi che raccontano la vita degli eremiti.

Uomini soli, ma non vuoti.

Uomini che avevano trasformato la solitudine in forza. Il silenzio in disciplina. La preghiera in resistenza mentale.

E mentre cammini in quei corridoi stretti, quasi senti ancora il rumore delle pagine dei libri sacri sfogliate lentamente nella notte.

Purtroppo il tempo corre. Troppo veloce.

Certi luoghi andrebbero vissuti senza orologio.

Sedersi. Respirare. Ascoltare il silenzio.

Il profumo del pane condiviso

Ma arriva la chiamata dello chef ufficiale degli Irriducibili: Leonardo.

“Ragazzi, prepariamo il Telo Magico!”

Il rito.

Capocollo. Formaggio. Frittata di zucchine. Panini. Vino.

Più di dieci Irriducibili seduti insieme.

Un drone ci riprende dall’alto.

Sorrisi ovunque.

Ed è in quel momento che capisci una cosa: la felicità spesso non fa rumore. Ha semplicemente il profumo del pane condiviso.

Poi il brindisi.

Pasquale al centro dei suoi ragazzi e ragazze.

Calici alzati. Occhi felici.

Ed io lo guardo un attimo in silenzio.

Organizzare un gruppo così grande senza perdere umanità non è semplice.

Serve pazienza. Serve disciplina. Serve cuore.

Disciplina in movimento

Ma il tempo è tiranno.

Bisogna scendere.

Alle 15:15 siamo di nuovo ai pulmini.

Discesa verso il mare.

E all’orizzonte appare lui.

Il Castello Aragonese.

Maestoso. Immobile. Quasi irreale.

Raggiungiamo la spiaggia.

Relax. Scarpe allentate. Sole addosso. Mare che respira lentamente.

Ed eccolo di nuovo.

Il Telo Magico.

Solo che questa volta entra in scena l’Aperol Spritz firmato Leonardo.

Pasquale ci raggiunge.

“Giovani, alle 17:30 si parte”.

E lì capisci ancora una volta perché questo gruppo funziona.

Disciplina.

Ottantanove persone che si muovono quasi all’unisono.

Niente caos. Niente isteria. Solo organizzazione.

Il traghetto delle 18:40 ci aspetta.

E alla fine tutto fila liscio.

La giornata è stata vissuta davvero. Non solo attraversata.

Questo giorno non è passato invano

E mentre rientriamo, Leonardo cita un vecchio saggio:

“Meglio non sporgersi troppo dal finestrino… perché quando racconti qualcosa, ci sarà sempre qualcuno pronto a denigrare”.

Forse è vero.

Ma poi succede anche altro.

Succede che qualcuno ti ferma e ti dice: “Pubblica il diario”.

E allora capisci che raccontare non è esibizionismo.

È lasciare tracce emotive.

È custodire momenti.

È dire alla vita: “Questo giorno non è passato invano”.

E quando Anna mi dice che non riesce ad addormentarsi senza leggere il diario, allora capisco che queste parole ormai non appartengono più solo a me.

Appartengono a chi ha bisogno di rivivere il viaggio.

SKORPION · SK007

E allora così sia.

Diario pubblicato.

Con gratitudine.

Con fatica.

Con cuore.

Fino alla prossima vetta.

Un abbraccio.

SKORPION · SK007
Gli Irriducibili di Pasquale Bifulco
17 maggio 2026 · Monte Epomeo, Ischia