SK007 – Diario di un'anima in cammino

Avventure di ottobre 2026 · Domenica 18 ottobre 2026

Monte La
Gallinola.

Dove finiscono i sentieri e comincia la pace

Con gli Irriducibili del Trekking di Pasquale Bifulco

Un viaggio tra montagne, cavalli liberi, sorrisi e silenzi. Per scoprire che, qualche volta, la vetta più importante non è quella che raggiungiamo con i piedi, ma quella che conquistiamo dentro di noi.

Diario di viaggio SK007 – Antonio Iaccheo

Il lago di Gallo Matese tra le montagne del Matese
Il lago di Gallo Matese tra le montagne del Matese
I nove passi del racconto1. IL SOLE, QUARANTA ANIME E UNA PROMESSA DI FELICITÀ2. LA MONTAGNA NON HA FRETTA. PERCHÉ DOVREMMO AVERNE NOI?3. IL LAGO SOTTO DI NOI, IL CIELO DENTRO DI NOI4. GLI IRRIDUCIBILI: NESSUNO CONQUISTA UNA MONTAGNA DA SOLO5. I CAVALLI SELVAGGI: UNA LEZIONE DI LIBERTÀ6. LA VETTA: UN INCONTRO CON LA GRATITUDINE7. IL TELO MAGICO: QUANDO LA FELICITÀ HA IL SAPORE DELLA SOPPRESSATA8. LA DISCESA: PORTARE A VALLE CIÒ CHE ABBIAMO TROVATO LASSÙ9. LA RIFLESSIONE SK007 – LA VETTA PIÙ ALTA È DENTRO DI NOI

1. IL SOLE, QUARANTA ANIME E UNA PROMESSA DI FELICITÀ

Ci sono domeniche che cominciano come tutte le altre.

E poi ci sono quelle che, senza chiedere permesso, entrano nel cuore e decidono di restarci.

Domenica 18 ottobre 2026 è stata una di queste.

Il cielo è di un azzurro quasi sfacciato. Il sole illumina le montagne, accarezza i volti, scalda le mani e sembra volerci sussurrare qualcosa di semplice, ma terribilmente importante:

La vita, nonostante tutto, merita ancora di essere vissuta. E possibilmente vissuta bene.

Siamo sul Monte La Gallinola, nel massiccio del Matese, insieme agli Irriducibili del Trekking, guidati dal nostro instancabile Pasquale Bifulco.

Una quarantina di persone.

Quaranta storie diverse.

Quaranta piccoli universi fatti di sogni, preoccupazioni, speranze, ricordi e qualche inevitabile ferita.

C'è chi arriva con il sorriso già stampato sul viso. Chi lo ritroverà lungo il cammino. Chi forse ha lasciato a casa qualche pensiero pesante, sperando che l'aria di montagna riesca ad alleggerirlo.

Perché è anche questo il miracolo silenzioso del trekking: non cancella i problemi, ma per qualche ora ci ricorda che noi siamo molto più grandi dei nostri problemi.

E oggi abbiamo deciso di concederci un regalo.

Esserci. Davvero.

2. LA MONTAGNA NON HA FRETTA. PERCHÉ DOVREMMO AVERNE NOI?

Partiamo dalla zona di Piano della Corte.

Davanti a noi si innalza la Gallinola, una montagna che sfiora i duemila metri e che, con un percorso di circa tre chilometri verso la vetta, sembra quasi volerci invitare a una sfida.

Ma non bisogna lasciarsi ingannare dalla distanza.

La salita si fa sentire.

Le gambe lavorano, il respiro accelera, il terreno pietroso richiede attenzione.

L'ambiente è brullo, essenziale, quasi lunare.

Per certi versi ricorda i paesaggi del Gran Sasso: distese aperte, rocce chiare, pendii severi e un orizzonte che sembra non voler finire mai.

Eppure c'è una bellezza straordinaria in questa apparente austerità.

Qui la natura non ha bisogno di ornamenti.

Non cerca di impressionare nessuno.

Semplicemente esiste.

E mentre salgo, mi viene da pensare a quanto sarebbe bello imparare da lei.

Noi esseri umani passiamo una parte enorme della vita a dimostrare qualcosa. A cercare approvazione, risposte, conferme.

A rincorrere un futuro che non è ancora arrivato o a discutere con un passato che non possiamo cambiare.

La montagna, invece, vive soltanto nel presente.

Un passo. Un respiro. Un altro passo.

È una forma di meditazione in movimento.

Non serve chiudere gli occhi per ritrovarsi.

A volte basta aprirli davvero.

Gli escursionisti sul pendio roccioso della Gallinola
Gli escursionisti sul pendio roccioso della Gallinola

3. IL LAGO SOTTO DI NOI, IL CIELO DENTRO DI NOI

Poi, sulla sinistra, il paesaggio si apre.

Ed è uno di quei momenti nei quali le parole diventano quasi superflue.

Sotto di noi appare il lago di Gallo Matese, incastonato tra montagne imponenti, prati e boschi.

Le sue acque riflettono il cielo, mentre i rilievi sembrano custodirlo come un tesoro.

Mi fermo a guardare.

Il vento passa leggero.

Il sole riscalda il viso.

Per qualche istante non c'è niente da risolvere, nessuna telefonata da fare, nessuna risposta da trovare.

C'è soltanto il presente.

E penso che la serenità non sia necessariamente avere una vita senza difficoltà.

Forse è imparare a trovare, anche in mezzo alle difficoltà, un luogo interiore nel quale tornare a respirare.

La natura ci offre proprio questo: una pausa dal rumore.

Non ci domanda chi siamo, cosa possediamo, quanti successi abbiamo ottenuto o quante volte siamo caduti.

Ci accoglie e basta.

E in quel silenzio immenso, ognuno può ascoltare qualcosa che troppo spesso dimentica.

Sé stesso.

La pace non è l'assenza delle tempeste. È imparare a non perdere sé stessi quando il vento comincia a soffiare.
Antonio Iaccheo in un selfie con il lago sullo sfondo
Antonio Iaccheo in un selfie con il lago sullo sfondo

4. GLI IRRIDUCIBILI: NESSUNO CONQUISTA UNA MONTAGNA DA SOLO

Intanto il gruppo procede.

Pasquale è il nostro capitano.

Incoraggia, sprona, controlla che tutti vadano avanti.

Sa bene che un gruppo non è semplicemente un insieme di persone che camminano nella stessa direzione.

È un piccolo patto di fiducia.

C'è Leonardo, che nonostante l'influenza ha voluto esserci.

La sua presenza racconta quella voglia di partecipare che a volte supera persino la stanchezza.

C'è Carmela, un gradito ritorno.

E ci sono tanti altri compagni di cammino, ciascuno con la propria energia, le proprie battute, il proprio modo di rendere speciale la giornata.

Si ride, si scherza, ci si aspetta.

Qualcuno va più veloce, qualcun altro preferisce dosare il passo.

Ma la bellezza del trekking condiviso sta proprio qui: non è necessario arrivare tutti contemporaneamente per sentirsi parte dello stesso viaggio.

Nella vita siamo spesso abituati a competere.

In montagna, invece, scopriamo il valore di accompagnarci.

Il più forte non è sempre quello che arriva per primo. Qualche volta è quello che trova il tempo di voltarsi e incoraggiare chi è rimasto indietro.
Tre compagni di cammino con le montagne sullo sfondo
Tre compagni di cammino con le montagne sullo sfondo

5. I CAVALLI SELVAGGI: UNA LEZIONE DI LIBERTÀ

Ed ecco che la montagna ci prepara una sorpresa.

All'orizzonte compaiono decine di cavalli che si muovono liberi sui pendii.

Alcuni procedono lentamente, altri trottano, altri ancora sembrano osservare incuriositi questi strani esseri umani con gli zaini sulle spalle.

Un incontro meraviglioso.

Uno di loro si lascia fotografare a poca distanza.

Il suo mantello bruno risalta contro il cielo azzurro e le rocce bianche.

Per un momento ho la sensazione che sia lui a osservare noi.

Forse si domanda perché abbiamo bisogno di arrivare così in alto per ricordarci quanto sia bello essere liberi.

E penso a quante volte ci costruiamo da soli le nostre gabbie.

Il giudizio degli altri.

Le aspettative.

Le paure.

Le delusioni.

I pensieri che tornano ostinatamente.

Quei cavalli sembrano suggerirci un'altra possibilità.

Correre quando ne abbiamo voglia.

Fermarci quando ne sentiamo il bisogno.

Non avere sempre una meta da giustificare.

Essere liberi non significa non avere responsabilità. Significa non permettere alle nostre paure di decidere tutta la nostra vita.

E questa, per me, è una delle immagini più belle della giornata.

Un cavallo bruno libero tra le rocce
Un cavallo bruno libero tra le rocce
Antonio Iaccheo in posa con un cavallo alle spalle
Antonio Iaccheo in posa con un cavallo alle spalle
I cavalli lontani sul pendio della Gallinola
I cavalli lontani sul pendio della Gallinola

6. LA VETTA: UN INCONTRO CON LA GRATITUDINE

La salita continua.

Le rocce sembrano moltiplicarsi, ma ormai la cima è vicina.

Un ultimo sforzo, qualche respiro più profondo, uno sguardo verso chi ci accompagna.

E finalmente arriviamo.

Sulla vetta, la croce si innalza verso il cielo.

Un simbolo di fede, di speranza, di gratitudine.

Quasi un ringraziamento silenzioso per questi luoghi straordinari, per la possibilità di esserci e per tutto ciò che, nonostante le difficoltà, continua a rendere preziosa la nostra esistenza.

Mi piace pensare che ogni vetta abbia due panorami.

Il primo è quello che possiamo fotografare: montagne, vallate, laghi, orizzonti.

Il secondo non si vede nelle fotografie.

È quello che si apre dentro di noi quando ci accorgiamo di aver superato un ostacolo, quando il respiro torna tranquillo e sentiamo quella soddisfazione semplice di avercela fatta.

Non è necessario conquistare il mondo per essere felici.

A volte basta conquistare un momento di pace.
Il grande panorama montano con gli escursionisti in basso
Il grande panorama montano con gli escursionisti in basso

7. IL TELO MAGICO: QUANDO LA FELICITÀ HA IL SAPORE DELLA SOPPRESSATA

E dopo tanta filosofia, finalmente arriva un argomento sul quale gli Irriducibili sono tutti straordinariamente preparati.

Il pranzo!

Compare il nostro immancabile telo magico.

E lì, quasi per incantesimo, la montagna si trasforma in una piccola sagra paesana.

Soppressata, salami, frittate, vino, assaggi che passano di mano in mano.

Ognuno offre qualcosa, qualcuno racconta una storia, qualcun altro trova il modo di far ridere tutti.

Il bello è che nessuno ha bisogno di grandi cerimonie.

Un pezzo di pane condiviso in cima a una montagna può avere un sapore che nemmeno il ristorante più raffinato riuscirebbe a riprodurre.

Perché il vero ingrediente è la compagnia.

E naturalmente c'è Pina.

Quando comincia a intonare le sue proverbiali canzoni, anche la vetta sembra diventare un palcoscenico.

La sua voce rompe il silenzio della montagna e porta con sé quella contagiosa allegria che appartiene alle persone capaci di regalare qualcosa agli altri senza chiedere nulla in cambio.

Si canta, si mangia, si scherza.

Per qualche ora siamo una grande famiglia.

E penso a una cosa.

Forse abbiamo complicato troppo il concetto di felicità.

La cerchiamo nei grandi avvenimenti, nelle conquiste, nelle cose che ancora ci mancano.

Poi arriva una domenica come questa e scopriamo che era nascosta in un panino condiviso, in una canzone stonata con entusiasmo, in una risata sincera, in un amico che ti passa un bicchiere.

La felicità non è sempre qualcosa da raggiungere. A volte è qualcosa da riconoscere.

8. LA DISCESA: PORTARE A VALLE CIÒ CHE ABBIAMO TROVATO LASSÙ

Arriva il momento di ripartire.

Il ritorno procede senza particolari difficoltà.

Le gambe sono un po' più stanche, ma dentro c'è quella piacevole leggerezza che soltanto certe giornate riescono a lasciare.

Mi volto ancora una volta verso le montagne.

Penso ai cavalli, al lago, al sorriso di Carmela, alla determinazione di Leonardo, agli incoraggiamenti di Pasquale, alle canzoni di Pina, alle tante persone che hanno condiviso questa piccola avventura.

E mi accorgo che non stiamo riportando a casa soltanto fotografie.

Stiamo portando qualcosa di più prezioso.

Un po' di tranquillità.

Un po' di fiducia.

La consapevolezza che esistono ancora giornate capaci di sorprenderci.

Non torniamo necessariamente diversi da come siamo partiti.

Ma forse torniamo un po' più vicini a ciò che siamo veramente.

Antonio Iaccheo forma un cuore con le mani davanti alla montagna
Antonio Iaccheo forma un cuore con le mani davanti alla montagna

9. LA RIFLESSIONE SK007 – LA VETTA PIÙ ALTA È DENTRO DI NOI

Vorrei dedicare questa giornata soprattutto a chi sta attraversando un momento difficile.

A chi ha perso qualcosa o qualcuno.

A chi si sente deluso, stanco, disorientato.

A chi qualche mattina si sveglia con la sensazione che il mondo sia diventato troppo pesante.

Non ho formule magiche da offrire.

So che una passeggiata non cancella un dolore profondo e che nessuna montagna può risolvere da sola ciò che ci portiamo dentro.

Ma so anche che il dolore non deve necessariamente occupare ogni spazio della nostra esistenza.

Possiamo concederci una tregua.

Possiamo tornare a sorridere senza sentirci in colpa.

Possiamo accogliere nuove emozioni senza tradire quelle passate.

Possiamo continuare ad amare la vita anche dopo aver conosciuto le sue stagioni più difficili.

La serenità non consiste nel dimenticare tutto ciò che ci ha ferito.

Consiste nel fare in modo che quelle ferite non ci impediscano di vedere anche la bellezza che rimane.

E oggi, sulla Gallinola, quella bellezza era dappertutto.

Nel sole.

Nel vento.

Negli amici.

Negli animali liberi.

Nei silenzi.

E persino nella fatica.

Perché ogni salita ci ricorda una verità che dovremmo custodire gelosamente:

Non possiamo scegliere tutte le montagne che la vita ci mette davanti. Ma possiamo imparare, un passo alla volta, ad attraversarle.

E quando arriviamo in cima, qualche volta, scopriamo che il panorama più bello non era quello che cercavamo.

Era la pace che avevamo ritrovato.

Grazie a Pasquale Bifulco, agli Irriducibili del Trekking e a tutte le persone che hanno reso speciale questa domenica.

Oggi è andato tutto bene.

E qualche volta, credetemi, queste cinque parole sono già una ragione meravigliosa per essere grati.

Un abbraccio a tutti.

Alla prossima avventura.

SK007 – Perché la vita non va soltanto attraversata. Va sentita, respirata, amata.

Antonio Iaccheo – SK007

Nove fotografie, una domenica da custodire.

Antonio Iaccheo · SKORPION SK007
18 ottobre 2026 · Monte La Gallinola

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