Avventure · Novembre 2026

Monte Monna.
La pace comincia sotto la pioggia.

Gli Irriducibili, un cielo che cambia e qualcosa di buono per l’anima.

1 novembre 2026 · Monte Monna · Sentiero delle Neviere

Con gli Irriducibili del Trekking di Pasquale Bifulco
Diario di Antonio Iaccheo — SK007

Il gruppo in salita: alle nostre spalle si apre il panorama
Il gruppo in salita: alle nostre spalle si apre il panorama

Scendendo dal Monte Monna, faccio a Giovanni e Teresa una domanda: «Che cosa si prova a fare quello che facciamo?» La risposta dà un nome a ciò che questa giornata ci ha lasciato: pace.

Il primo sentiero passa dalla porta di casa

Novembre comincia con un cielo che sembra volerci trattenere a letto. Piove, l’umidità si infila dappertutto e il freddo rimette in discussione le decisioni prese quando uscire di casa pareva facilissimo. È arrivata quella stagione in cui, prima di affrontare una salita, bisogna riuscire ad abbandonare il caldo.

La prima piccola fatica della giornata è questa: vestirsi, prepararsi, aprire la porta. La voglia di stare a contatto con la natura torna a fare il suo mestiere. Ci mette in moto.

Io e Leonardo arriviamo al punto d’incontro, in mezzo alle montagne, attrezzati per la pioggia. Cappucci alzati, mantelle e sorrisi. In fotografia sembriamo due uomini che hanno firmato un accordo con il maltempo: tu fai il tuo, noi proviamo a fare il nostro.

Qualche irriducibile è già lì. Poi arrivano gli altri: sette, otto automobili, una trentina di compagni d’avventura. Gli Irriducibili del Trekking di Pasquale Bifulco, stamattina, danno una spiegazione molto concreta al proprio nome. La meta è la vetta del Monte Monna.

Io e Leonardo, pronti a partire anche sotto la pioggia
Io e Leonardo, pronti a partire anche sotto la pioggia

Tra castagni e sentieri curati

Partiamo sotto una pioggia leggera. Il bosco ha i colori umidi dell’autunno; a terra le foglie accompagnano il nostro passaggio. La salita è dolce e ci lascia il tempo di entrare nella giornata, di trovare il respiro e il passo.

Questa è terra di castagne. Incontriamo persone impegnate nella raccolta, nel lavoro paziente che riempie questa stagione. Noi attraversiamo il bosco per cercare benessere; loro sono all’opera. Per un tratto le nostre domeniche si incontrano sotto gli stessi alberi.

Il sentiero è tenuto bene. Si vede che qualcuno vi ha investito risorse e lavoro. I pannelli ci danno anche un nome: Sentiero delle Neviere del Monte Monna, nel Comune di Castiglione del Genovesi. La targa riporta il finanziamento del PSR Regione Campania 2014–2020, misura 8.5.1. La cura di questi luoghi si sente sotto gli scarponi, nella possibilità di attraversarli e conoscerli.

Intanto il tempo, piano piano, migliora. La pioggia allenta la presa. Continuiamo a salire e mi accorgo che anche la resistenza del mattino si è sciolta: ormai sono qui, dentro il cammino.

La raccolta delle castagne: il lavoro del bosco incontra il nostro cammino
La raccolta delle castagne: il lavoro del bosco incontra il nostro cammino
La mappa del Sentiero delle Neviere del Monte Monna
La mappa del Sentiero delle Neviere del Monte Monna
Il pannello del percorso, nel Comune di Castiglione del Genovesi
Il pannello del percorso, nel Comune di Castiglione del Genovesi

Voltarsi, ogni tanto

Arriviamo prima a un rifugio dal quale il paesaggio comincia a mostrarsi in tutta la sua ampiezza. Ci fermiamo. Mi affaccio, guardo, respiro. La mantella è ancora addosso, ma davanti a me la giornata ha già cambiato espressione.

Poi riprendiamo verso la vetta. Man mano che saliamo, voltarsi diventa quasi inevitabile. Ogni tratto aggiunge qualcosa alla vista: un profilo di montagna, un’altra profondità, il mare in lontananza. I colori dei boschi si allargano sotto di noi e lo sguardo trova spazio.

Il panorama ci abbraccia a trecentosessanta gradi. Mi fermo a guardare i compagni che salgono, piccoli dentro questa immensità. Poche ore prima eravamo tra automobili, cappucci e gocce di pioggia. Adesso abbiamo tutto questo davanti.

Penso a quanto sarebbe stato facile restare a casa. Poi torno a camminare. Ci sono pensieri che è bello lasciare incompiuti, perché il paesaggio ha qualcosa di meglio da mostrarti.

Una sosta al rifugio, con il paesaggio alle spalle
Una sosta al rifugio, con il paesaggio alle spalle
Il gruppo in salita: alle nostre spalle si apre il panorama
Il gruppo in salita: alle nostre spalle si apre il panorama
Una pausa per guardare lontano
Una pausa per guardare lontano
Il cielo si apre sopra le montagne
Il cielo si apre sopra le montagne

La mini sagra del trekking

La vetta ci accoglie con l’immancabile crocifisso. Siamo arrivati. Il tempo è buono e possiamo finalmente fermarci per pranzare.

Gli zaini si aprono e la montagna assiste a una trasformazione ormai collaudata: il gruppo degli escursionisti diventa una piccola sagra. Panino, pancetta, formaggio, vino, liquori. Ognuno tira fuori qualcosa e il pranzo prende la forma allegra della condivisione.

La pancetta, dopo la salita, trova subito estimatori. Il formaggio pure. Quanto alla solennità della vetta, resiste fino all’apertura del primo panino. Poi lascia spazio alla parte più umana della conquista: sedersi insieme, mangiare, ridere, sentirsi bene dove si è.

Mi godo questa sosta. Il cielo ci ha concesso una tregua, le gambe hanno fatto il loro lavoro, la compagnia completa il resto. Il mattino piovoso sembra già lontano, eppure è proprio da lì che siamo partiti.

Il pranzo in vetta: comincia la nostra piccola sagra
Il pranzo in vetta: comincia la nostra piccola sagra

La domanda a bruciapelo

Ripartiamo per la discesa, chiudendo il giro ad anello. Questo tratto è meno pulito di quello percorso all’andata, ma non ci presenta particolari difficoltà. Il terreno scivoloso richiede comunque attenzione: si scende con il passo adatto, lasciando agli occhi il compito di scegliere dove appoggiare gli scarponi.

Il gruppo si allunga. Incrocio Giovanni e Teresa e proseguiamo insieme. Ci sono momenti in cui camminare accanto a qualcuno permette anche di stare in silenzio. Ognuno segue il sentiero e, forse, qualche pensiero che ha portato fin quassù.

Poi arriva la mia inevitabile domanda a bruciapelo: «Che cosa si prova a fare quello che facciamo?»

La risposta parla del senso di pace, della soddisfazione di aver fatto qualcosa di buono per la propria anima. La raccolgo così, nel suo significato, mentre continuiamo a scendere. È una risposta che riconosco: la sento anch’io, in quella calma che si è fatta spazio durante la giornata.

Ci salutiamo e li invito a seguire i miei diari su www.sk007.it. Il cammino continua. Quella domanda, invece, resta con me ancora per un po’.

Il premio di Pasquale

Anche oggi torniamo tutti senza farci male, nonostante il suolo scivoloso. È una di quelle cose che alla fine si riassumono in due parole — tutto bene — e che contengono il risultato più prezioso della giornata.

Guardo i volti soddisfatti dei compagni. Penso a Pasquale, a che cosa possa significare vedere rientrare così le persone con cui si è condivisa un’escursione. Immagino sia questo il suo premio: il gruppo tornato, i sorrisi, la stanchezza buona di chi è contento di esserci stato.

Grazie, Pasquale Bifulco. Grazie a Leonardo e a tutti gli Irriducibili che hanno scelto di uscire in questa prima domenica di novembre. Ognuno ha portato il proprio passo; insieme abbiamo dato forma a una giornata che merita di restare.

Perché scrivo questi diari

Scrivere il diario richiede un altro piccolo tempo, quando il cammino è finito e gli scarponi possono finalmente riposare. Occorre tornare con la memoria alle persone, ai passaggi, a una frase ascoltata scendendo. Scegliere le fotografie. Dare un posto a ciò che altrimenti rischierebbe di confondersi con tutte le altre domeniche.

Non voglio dare per scontato questo gesto. Oggi fermo sulla pagina la pioggia della partenza, il lavoro nei castagneti, il rifugio, il panorama, il pranzo vicino al crocifisso. E fermo Giovanni e Teresa, la loro risposta, quella pace di cui abbiamo parlato.

Vorrei che queste righe custodissero qualcosa per noi che c’eravamo. E che, magari, arrivassero anche a chi sta attraversando un periodo faticoso, a chi sente affiorare pensieri pesanti e fatica a trovare una ragione per uscire. Leggere di una domenica così potrebbe accendere una curiosità, suggerire una passeggiata possibile, far desiderare un po’ di compagnia e di cielo.

Io oggi sono tornato con questa sensazione: ho fatto qualcosa di buono per la mia anima. La porto a casa insieme alle fotografie e alla gratitudine per chi ha camminato con me.

Il primo novembre era cominciato sotto la pioggia. Se avessi guardato soltanto fuori dalla finestra, mi sarei perso tutto il resto.

1 novembre 2026 · Monte Monna
Antonio Iaccheo · SK007

Tutte le avventure