Non dobbiamo perdere l’abitudine. Ci sono emozioni che chiedono di essere messe per iscritto prima che il tempo ne smussi i contorni. Questa domenica, il 27 settembre 2026, è una di quelle.
Una partenza che si fa attendere
Fa freschetto. Gli Irriducibili oggi sono in numero ridotto, circa una trentina: il percorso scelto non è dei più agevoli. Ci aspetta una vera vetta, il Monte Panormo.
Pasquale aspetta fino alle undici, poi dà il via. Almeno sei persone non sono pervenute. Con noi c’è anche Bernardo Marmo. Il rifugio è aperto soltanto per una festa privata e stanno arrostendo un vitellino. Un pensiero ci accompagna già alla partenza: chissà se al ritorno riusciremo ad assaggiarne un pezzetto.
La salita cambia il respiro
Cominciamo a camminare e il freddo, passo dopo passo, si ritira. Il sentiero è bello, ci lascia entrare nel ritmo del bosco. Poi la pendenza cresce. Sale ancora. E ancora.
A un certo punto le gambe da sole non bastano più: ci aiutiamo con le mani. Basta voltarsi e il panorama ripaga la fatica. Davanti a noi si apre una distesa che sembra chiedere silenzio, mentre la cresta ci invita a continuare.


Anna, che cos’è una vetta?
Sulla cresta mi rivolgo ad Anna: «Ma che cos’è per te la vetta? Chi ce lo fa fare?»
La risposta non ha bisogno di essere pronunciata. È nel fiato corto, nelle mani appoggiate alla roccia, negli sguardi che cercano la cima. Chi ama la montagna conosce quel richiamo: affrontare una fatica scelta liberamente e scoprire, lassù, qualcosa di sé.
Finalmente arriviamo: 1.744 metri. Foto di rito, sorrisi, occhi pieni di spazio.


Il telo magico arriva anche quassù
E poi, immancabile, compare lui: il telo magico. Leonardo tira fuori pancetta, uova, olive. Il pranzo si allarga ai nostri compagni di cammino; anche alcuni olandesi si uniscono a noi e scoprono il piacere di stare seduti insieme, a mangiare davanti a quel panorama.
Ci sono cose che non hanno prezzo. Un piatto condiviso a 1.744 metri è una di queste.

Il ritorno ad anello
Pasquale sceglie di chiudere il percorso ad anello. La discesa è spettacolare. Sui volti leggo la felicità di chi ha fatto una cosa difficile e ne è contento. Tutti sembrano soddisfatti.
Il gruppo si allunga: non procediamo più compatti in fila indiana. La meta, però, è chiara. Ciascuno trova il proprio passo e ci ritroviamo al rifugio.
Una festa che ci aspettava
Ci accolgono una pentola piena di carne, formaggi, spumante. Arrivano i brindisi, poi la musica. Il ritorno si trasforma in un’apoteosi di cibo e allegria. Il pensiero fatto alla partenza, davanti a quel vitellino che arrostiva, ha trovato una risposta più generosa di quanto immaginassimo.
Io e Leonardo riprendiamo la via di casa. Altri proseguono per visitare la grotta di San Michele. La domenica si divide in strade diverse, ma resta un’unica storia.
SKORPION · SK007
Scrivere prima che il tempo sbiadisca i ricordi.
Anche stavolta il diario non poteva mancare. Lo scrivo con fatica, perché voglio conservare il freddo della mattina, la roccia sotto le mani, la domanda ad Anna, il telo aperto sulla cima e la gioia sui volti al ritorno.
Grazie ancora, Pasquale. Per il sentiero, per la scelta di salire e per averci riportati, ancora una volta, un po’ più ricchi di emozioni.
SKORPION · SK007
Monte Panormo · con gli Irriducibili del Trekking
27 settembre 2026
