Il mio amico Leonardo mi scrive: “Antonio, Maria sta organizzando un percorso soft… che ne dici?”
Soft.
Una parola quasi sospetta per chi è abituato a trekking più impegnativi.
Ma chi conosce la natura lo sa: non sempre servono chilometri per vivere un’avventura.
A volte basta il posto giusto. Le persone giuste.
E quella sottile vibrazione che solo chi ama i sentieri sa riconoscere.
Punto di ritrovo: Eboli
Il rendez-vous è fissato alle 8:30 al Lidl di Eboli.
Il cielo è coperto. L’aria ha quel profumo umido che anticipa la pioggia.
Ma il tempo regge e spunta anche un po’ di sole.
Il parcheggio è quasi vuoto. Silenzio. Solo qualche macchina.
Poi compare una figura. Una ragazza con abbigliamento da trekking, zaino pronto e sguardo attento.
È Rita.
Sorriso aperto, passo sicuro.
È la prima sentinella del gruppo.
Nel trekking succede spesso: non ci si conosce, ma si parla come vecchi amici. Perché chi ama i sentieri parla la stessa lingua.
Nel frattempo Leonardo decide che un caffè è d’obbligo.
Insieme a Pina, la donna “vulcano”, ci allontaniamo.
Piccola ricognizione al bar.
Quando torniamo, il gruppo è comparso.
Come se fosse uscito dal bosco.
L’accoglienza di Maria
L’incontro con Maria: ci accoglie subito con un abbraccio e un sorriso.
Un’accoglienza splendida che per me va sottolineata.
Il punto di raccolta si sposta poco distante, nel piazzale della chiesa.
Nel trekking i leader veri si riconoscono subito.
Maria ha la stoffa e la passione per incarnare questo ruolo.
Non alza la voce. Non cerca attenzione. Trasmette serenità.
Maria accoglie tutti con un sorriso che dice una cosa sola: “Qui siete i benvenuti.”
In quel momento si crea subito quella cosa invisibile che nei gruppi di trekking si sente immediatamente.
Vibrazioni positive.
Il tipo di energia che nasce quando qualcuno organizza qualcosa per il piacere di far stare bene gli altri.
La gola verde
Il sentiero di oggi è il percorso dei Mulini dell’Ermice.
Un luogo sorprendente.
Una gola verde dove l’acqua ha scavato la roccia per secoli.
Ponticelli di legno. Ruscelletti. Vecchi mulini. Vegetazione fitta.
Sembra quasi di entrare in un altro mondo.
Uno scenario che ricorda davvero Jurassic Park.
La natura qui è selvaggia ma gentile.
L’acqua scorre tra le pietre lisce come vetro.
Il muschio copre i massi.
Gli alberi si piegano sopra il torrente come archi naturali.
Ogni curva del sentiero regala una scena nuova.
Cascate. Ponti. Angoli perfetti per fotografie spettacolari.
Non è un percorso lungo. Ma è un percorso che racconta storie.
La sicurezza prima di tutto
A un certo punto il sentiero cambia.
Diventa più ripido. La traccia si interrompe.
Davanti a noi una salita che richiederebbe arrampicata vera.
Alcuni del gruppo, più intraprendenti, vanno in avanscoperta.
Classica dinamica da trekking.
Il gruppo aspetta. Valuta. Osserva.
La risposta arriva presto.
Proseguire significherebbe aumentare il grado di difficoltà.
E quindi aumentare il rischio.
Ed è qui che si vede l’esperienza.
Maria prende la decisione giusta.
Stop.
Si torna indietro.
Senza drammi. Senza forzature.
Con quella saggezza che ogni vero organizzatore dovrebbe avere.
La sicurezza prima di tutto.
Maria quasi si scusa. Ma in realtà non ce n’è alcun bisogno.
Perché chi ama la natura sa una cosa fondamentale:
La natura non si conquista. Si rispetta.
E quello che abbiamo visto era già spettacolare.
Quando le maschere cadono
Il gruppo rientra.
Ma per qualcuno la giornata non è ancora finita.
Un piccolo drappello decide di allungare il percorso.
Io. Leonardo. Pina.
Una ragazza vulcanica di Giffoni Valle Piana. Energia pura.
L’avevamo recuperata lungo la strada a San Mango.
E poi Rita, che questa escursione ci ha regalato come una bella conoscenza.
Una di quelle persone con cui basta una camminata per capire che c’è sintonia.
Perché nei sentieri succede qualcosa di curioso: quando cammini accanto a qualcuno per ore, le maschere cadono. Rimane solo la persona.
Parco San Giacomo
Destinazione improvvisata.
Qualche chilometro in più. Tanto per non perdere l’allenamento.
Parco San Giacomo.
Ed eccoci arrivati.
Una distesa di verde immenso.
Un prato che sembra fatto apposta per fermarsi.
Stendiamo il nostro telo.
Zaini a terra. Scarponi che finalmente riposano.
Fuori lo spuntino.
E come sottofondo, alcune canzoni.
Canzoni nate dalla fantasia del sottoscritto.
Musica tra amici. Ridere. Respirare. Godersi la giornata.
Sono momenti semplici.
Ma incredibilmente preziosi.
Verso le 13:00, come da programma, l’escursione termina.
E proprio mentre rientriamo, arrivano le prime gocce di pioggia.
Tempismo perfetto.
Come se la natura avesse deciso di concederci l’intera mattinata.
L’epilogo culinario
Ma la giornata non è ancora finita.
Perché ogni missione ha bisogno di un epilogo culinario.
Destinazione: Curteri – Mercato San Severino.
Obiettivo: il mitico Pollo Scucchiato.
Un piatto che da solo vale la trasferta.
Seduti al tavolo. Scarponi stanchi. Facce sorridenti.
E quella sensazione meravigliosa che arriva sempre dopo una giornata in natura.
Non abbiamo parlato con tutti.
Non abbiamo conosciuto ogni persona del gruppo.
Ma chi frequenta questo mondo lo sa bene.
Nel trekking succede una cosa speciale.
Non si rimane mai delusi.
SKORPION · SK007
Una giornata di pace.
Perché alla fine quello che conta davvero non è la distanza percorsa.
Non sono i chilometri.
Non è la fatica.
È la sensazione con cui torni a casa.
E oggi ci avete regalato una giornata di pace.
Grazie a tutti e grazie per averci inserito nel vostro gruppo WhatsApp, per eventuali future avventure insieme.
SKORPION · SK007
I Mulini dell’Ermice
8 marzo 2026
