Diario SK007 · 2 agosto 2026

Sant’Angelo
a Fasanella.

Il paese che resiste · L’acqua che rigenera

GrottaSan MicheleAcquaCascate dell’Ausio≈ 35 °CCaldo estivoResistereLa lezione

Non occorre sempre salire su una montagna per trovare qualcosa che ci elevi. A volte basta fermarsi, osservare e ascoltare.

Una giornata da vivere lentamente

Niente lunghe distanze, nessuna vetta da conquistare, nessun dislivello da misurare. Una giornata con gli Irriducibili di Pasquale Bifulco, mentre il caldo torrido sfiora i trentacinque gradi. Nata per rilassarsi, finisce per raccontare molto della vita.

Il paese che si svuota

Sant’Angelo a Fasanella è un piccolo paese del Cilento, antico e silenzioso, abitato da meno di trecento persone. I numeri raccontano una realtà difficile: circa venticinque morti e appena due nascite ogni anno.

Ventitré vite in meno. Ventitré finestre che potrebbero non illuminarsi più, ventitré voci che smettono di animare vicoli già troppo silenziosi. Il paese si svuota non col fragore di un crollo, ma come una candela che consuma lentamente la propria cera.

Bernardo, custode della memoria

Quando il destino sembra scritto, qualcuno decide di opporsi. Bernardo Marmo combatte il declino del suo paese come un moderno Don Chisciotte. Le sue armi sono la memoria, la parola, l’ironia e l’amore per la propria terra.

Accompagna gratuitamente i visitatori nella Grotta di San Michele, dove da quasi mille anni la roccia custodisce una chiesa. Natura e spiritualità convivono: la montagna diventa tempio, la pietra parete sacra, l’ombra raccoglimento.

Bernardo anima la grotta con storie, aneddoti e un umorismo amaro e intelligente. Dietro alcune battute si percepisce una rassegnazione che il sorriso non nasconde del tutto. Perché l’ironia, certe volte, è il modo più dignitoso con cui gli uomini raccontano il proprio dolore.

Un solo uomo non può arrestare lo spopolamento di un paese, ma può impedirgli di morire nell’indifferenza.

L’acqua che rigenera

Alle cascate dell’Ausio l’acqua sgorga dalla montagna, scivola sulle rocce e forma piscine naturali. È cristallina e terribilmente fredda: una lama liquida che prima taglia il respiro e subito dopo restituisce energia.

Io e Leonardo siamo partiti senza viveri, confidando in un punto di ristoro. Strategia impeccabile, se fosse stato aperto. Naturalmente lo troviamo chiuso.

La provvidenza degli Irriducibili

Il gruppo ricorda le volte in cui eravamo stati noi a stendere il leggendario telo magico e condividere ogni ben di Dio. Senza chiedere nulla arrivano riso, focaccia, frutta, limoncello e caffè. Veniamo praticamente adottati.

Quel cibo ha un sapore diverso perché è stato donato. Il bene compiuto non sempre ritorna dalla stessa persona, nello stesso momento o nella stessa forma. Ma spesso ritorna.

Soltanto il presente

Entriamo nelle vasche. Il corpo protesta, i muscoli si contraggono, il respiro accelera. Poi il freddo diventa energia. L’acqua porta via stanchezza, caldo e pensieri e ti costringe al presente: tu, il tuo respiro e la montagna.

Dietro qualche sorriso mi sembra di leggere inquietudine e stanchezza. Ognuno porta una battaglia silenziosa. Eppure è lì. È venuto. Perché esserci, certe volte, è già una piccola vittoria.

Quando cambia il cielo

Arrivano nuvoloni neri e un acquazzone violento. Le rocce diventano scivolose. Leonardo mi invita saggiamente a fermarmi e aiutare chi è rimasto indietro. Una mano, un appoggio e una presenza sicura diventano importanti. Alla fine risaliamo tutti: è questo ciò che conta.

La pioggia come benedizione

Potremmo considerarla l’evento che rovina il finale. Invece scelgo di viverla come una doccia ristoratrice. La realtà non è soltanto ciò che accade, ma anche il significato che decidiamo di attribuirle.

Oggi quella pioggia sembra il sigillo finale: un’altra acqua, venuta dal cielo, che lava la polvere e accompagna il ritorno.

Il saluto che mancava

Rientriamo in paese, si parla e si ride, perché anche le riflessioni profonde, senza un poco di sana stupidità, diventano insopportabili. Vorremmo un caffè, ma l’unico bar è chiuso: un’immagine concreta dello spopolamento.

Gli Irriducibili vanno via alla spicciolata e non riusciamo a salutarci tutti. Questo diario è il saluto collettivo che è mancato: grazie a chi ha condiviso cibo, risate, acqua gelida, pioggia e piccoli gesti d’aiuto.

Grazie a Pasquale Bifulco, capace di trasformare una domenica d’agosto in qualcosa da ricordare. E grazie a Bernardo Marmo, moderno Don Chisciotte di un paese che non vuole scomparire: la memoria non si conserva da sola.

SKORPION · SK007

Forse, in fondo, una vetta l’abbiamo raggiunta lo stesso.

Non una cima da fotografare, ma quella quota invisibile alla quale si arriva quando una giornata trascorsa insieme riesce a lasciarti qualcosa dentro.

Non occorre sempre conquistare una montagna. A volte basta custodire un paese, condividere il pane, tendere una mano e lasciare che l’acqua porti via ciò che pesa.

SKORPION · SK007
Diario dell’escursionista
2 agosto 2026 · Sant’Angelo a Fasanella