La sveglia suona alle 4:30. Fuori è ancora notte. Dentro casa regna quel silenzio particolare che accompagna soltanto le partenze importanti.
Non quelle obbligate. Quelle scelte. Quelle che nascono dal desiderio di vivere.
La comunità di Claudia
Con calma mi preparo: zaino, scarponi, acqua e quella curiosità che da anni continua a spingermi verso nuovi sentieri.
Alle 7:00 sono davanti al negozio di Claudia Maga, nei pressi della stazione di Benevento.
Claudia è già lì. Sorridente, accogliente, piena di energia.
Una di quelle persone che possiedono un talento raro: trasformare un gruppo di individui in una comunità.
Mi presenta subito Francesco. Iniziamo a compilare un modulo per le liberatorie dell’associazione Artemide.
Poi arrivano gli altri. Uno alla volta.
Volti nuovi. Storie ancora da conoscere.
Mi presenta il marito Michele, Mario e Stefania. Non riesco a ricordare tutti i nomi, ma del gruppo Maga’ siamo venticinque.
Salgo in auto con Gerardo e Rita. Raggruppiamo le auto per raggiungere, da Benevento, il borgo di Pago Veiano.
Durante il tragitto si parla inevitabilmente di Claudia, della sua capacità di aggregare, di quell’entusiasmo contagioso che riesce a coinvolgere chiunque.
Ottanta persone contro il sole
Dopo circa venti minuti arriviamo a Pago Veiano.
Il sole è già alto. E lascia intuire che oggi non farà sconti.
La piazza è viva, colorata, piena di movimento.
Riceviamo il braccialetto ufficiale del Veria Fest. Un piccolo simbolo, ma per chi ama queste esperienze significa molto.
Riceviamo anche uno zainetto giallo. Dentro ci sono acqua e taralli.
Un gesto semplice. Ma quando organizzi tante persone, i dettagli fanno la differenza.
Le fotografie iniziano subito. Sorrisi, abbracci, strette di mano.
L’atmosfera è quella delle grandi partenze.
Alla fine siamo circa ottanta escursionisti. Ottanta persone pronte a sfidare il sole del Sannio.
Si parte in discesa. Troppo facile.
L’esperienza insegna che i sentieri più insidiosi spesso iniziano con una carezza.
Il protagonista assoluto
Lungo il percorso incontriamo numerose fontane.
Qualcuno si bagna il viso. Qualcuno immerge il cappello. Qualcuno infila direttamente la testa sotto l’acqua.
E fanno bene.
Perché il caldo cresce rapidamente.
Ogni chilometro aggiunge un grado. Ogni passo una goccia di sudore.
Sentieri lungo tratti asfaltati, panorami mozzafiato e distese di finocchietto selvatico non distraggono il gruppo, che affina sempre più la resistenza.
Procede spedito. Compatto. Disciplinato.
I sentieri si alternano tra sterrati e tratturi assolati.
Il vento porta profumi antichi. I panorami si aprono sulla valle del Tammaro: campi dorati, colline morbide, paesaggi che sembrano dipinti.
Eppure il protagonista assoluto resta lui: il caldo.
Un caldo feroce. Le magliette si inzuppano. Il sudore entra negli occhi. Brucia.
Ma nessuno si arrende.
Perché a un certo punto il trekking smette di essere una prova fisica. Diventa una prova mentale.
La sfida dei 130 chilometri
Camminando parlo con Mario, altro grande esponente del gruppo Maga’.
Mi racconta della sua esperienza sulla celebre 130 chilometri.
Avete capito bene. Persone apparentemente normali, ma in grado di percorrere ininterrottamente oltre centotrenta chilometri. Inclusa la mitica Claudia.
Ragazzi, non so voi. Ma qui mi ritrovo a camminare fianco a fianco con atleti di caratura superiore. Delle vere e proprie macchine da guerra.
Mario non parla di sport. Parla di emozioni. Di notti. Di crisi. Di rinascite.
Mi guarda, sorride e mi lancia una sfida: “Antonio, devi provarla. Fai anche tu la 130 km. La stiamo organizzando per metà ottobre”.
Lo ascolto. Sorrido. Non rispondo subito.
Le sfide vere non si accettano con le parole. Si accettano nel cuore.
L’oasi nel deserto
Intanto torniamo al nostro cammino. La fatica inizia a farsi sentire.
Ma eccolo.
Vicino a una chiesetta ci accolgono i boy scout. Nel frattempo vedo anche persone dedite alla meditazione.
Il ristoro è come un’oasi nel deserto.
In alcuni casi, come questo, arriva proprio nel momento più atteso.
Acqua, crostata, melone, banane.
In una giornata come questa sembrano un banchetto reale.
Qui il gruppo si ricompatta, pronto per lo sprint finale.
Ne approfitto per fare un selfie con l’organizzatore Cipriano.
Un ragazzo sorridente, che parla di questa seconda edizione del Veria Fest con passione.
Mi presenta la moglie Miriam. E poi c’è Alessandra.
Tutti pronti a dare il massimo per la riuscita della manifestazione.
Dietro ogni evento riuscito ci sono persone che lavorano in silenzio. Persone che meritano rispetto e riconoscenza.
Nulla viene lasciato al caso.
L’ambulanza, ad esempio, segue il gruppo e vigila. La sua presenza è rassicurante, ma anche un po’ inquietante.
Il sole picchia forte. Le temperature continuano a salire.
Ma fortunatamente non serve intervenire.
Il gruppo procede compatto, determinato, unito.
E questa è forse la cosa più bella.
Non vedere persone che competono. Ma persone che si aiutano.
La Fontana delle Fontanelle
Siamo quasi alla fine. Manca poco più di un chilometro all’arrivo.
Ed ecco che compare lei: la Fontana delle Fontanelle.
Una visione. Una promessa mantenuta.
L’acqua scorre. Le borracce si riempiono. Le facce si illuminano.
Ci si bagna, si ride, si scherza.
Anche se questo è solo un preludio a quello che succederà dopo.
Il peggio è ormai alle spalle.
L’orologio segna quasi le 11:30.
L’escursione è terminata. O almeno così crediamo.
Il secondo tempo
In effetti inizia il secondo tempo. Quello più pericoloso per la linea.
I tavoli della Pro Loco sono pronti.
L’atmosfera cambia completamente. Le facce stanche diventano sorridenti.
Arrivano le chef accolte dagli applausi.
Le vediamo armeggiare vicino a grossi pentoloni, sorridenti nonostante il gran caldo.
Ed eccoli: fanno il loro ingresso dei meravigliosi rigatoni al sugo.
Poi le braciole. Poi i piselli.
Il vino, bello fresco e frizzantino, inizia a circolare. Le risate aumentano.
Si fanno gli auguri ad Angelo.
Nasce persino un dolce improvvisato. Brioche e Nutella.
Un’invenzione probabilmente illegale per qualsiasi dietologo, ma assolutamente perfetta per gli escursionisti.
La mia seconda escursione
Intanto io prendo appunti per creare il diario del giorno.
Una mia passione: attivare la “simulazione incorporata”. In pratica, chi legge diventa a sua volta protagonista e rivive la scena.
A un certo punto una voce: “Antò, mangia!”
Sto scrivendo. Annotando.
Pompeo mi guarda e ride: “Antò, mangia! Non scrivere sempre!”
Sorrido.
Perché non sa che questa è la mia seconda escursione. La prima la faccio con i piedi. La seconda scrivendo il mio diario.
Il caos bello
Quando tutti pensano che la giornata sia finita, inizia il caos.
Quello bello. Quello che riporta tutti all’infanzia.
Complice il caldo infernale. Complice il sole che sembra voler sciogliere le pietre. Complice la voglia di divertirsi.
Cominciano i gavettoni.
Sulla piazzetta c’è una fontana che diventa complice e artefice di numerosi agguati.
Prima uno. Poi due. Poi dieci.
Poi nessuno capisce più chi abbia iniziato.
L’acqua vola ovunque.
Anche le ragazze addette alla cassa vengono innaffiate di acqua fresca.
Risate. Urla divertite. Fughe disperate. Agguati.
Anche il sottoscritto, mentre sta tranquillo sulla panca, viene attaccato da Pompeo.
Mi toglie il cappello e mi versa una bottiglietta di acqua fresca sul capo.
Persone che fino a cinque minuti prima discutevano di trekking e alimentazione ora si rincorrono come bambini.
La piazza di Pago Veiano si trasforma in un enorme parco giochi.
Le fontane diventano alleate. L’acqua diventa libertà.
Qualcuno viene colpito in pieno. Qualcun altro cerca inutilmente di restare asciutto.
Missione impossibile.
Le fotografie immortalano sorrisi autentici.
Quelli che non si possono fingere.
Quelli che nascono soltanto quando dimentichi per un attimo età, lavoro, problemi e responsabilità.
La vera vittoria.
SKORPION · SK007
Abbiamo creato ricordi.
Mentre osservo la scena mi rendo conto di una cosa.
Oggi non abbiamo conquistato una vetta. Non abbiamo battuto un record. Non abbiamo vinto medaglie.
Abbiamo fatto qualcosa di più raro.
Abbiamo creato ricordi.
In un mondo che corre. In un mondo che dimentica. In un mondo dove tutti fotografano e pochi vivono.
Oggi abbiamo vissuto. Davvero.
Tra il sole del Sannio, le fontane, i sentieri, le risate, i gavettoni, il vino, le braciole e gli amici, comprendo ancora una volta una verità semplice.
La felicità non arriva quando tutto è perfetto.
La felicità arriva quando ottanta persone decidono di camminare insieme, soffrire insieme, ridere insieme e, alla fine, bagnarsi come bambini sotto una fontana.
E forse, in fondo, il senso di giornate come questa è tutto qui.
Portarsi a casa qualche chilometro nelle gambe e un pezzo di eternità nel cuore.
SKORPION · SK007
Diario dell’escursionista
21 giugno 2026 · Pago Veiano